Si pubblica un articolo recentemente apparso sul bollettino UNA VOCE, periodico trimestrale, nº 89-91, uscito da poco e disponibile in chiesa, sul pellegrinaggio ad Aquileja dell’anno scorso, che si compie da otto anni con la celebrazione della liturgia tradizionale. Scarica bollettino completo
Il prossimo si terrà sabato 14 settembre con lo stesso programma; a breve ne pubblicheremo i dettagli.
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AD AQUILEJA IL VII PELLEGRINAGGIO DELLA TRADIZIONE
di Tommaso Ganzini
Il giorno 16 settembre 2023 si è rinnovato l’annuale pellegrinaggio ad Aquileja, per la settima volta, indetto e organizzato dalla Compagnia di Sant’Antonio, con la collaborazione della Società Internazionale Tommaso d’Aquino Sezione Friuli-Venezia Giulia, del Circolo Cornelio Fabro di Udine, dell’Associazione Una Voce Italia Sezione di Pordenone. Hanno partecipato non solo locali fedeli amanti e sostenitori della cattolica tradizione, tra cui diversi soci di Una Voce Udine e abituali ministranti alla liturgia more antiquo a Udine, Mariano del Friuli e sui monti della Carnia, ma anche pellegrini provenienti da Trieste, Veneto, Slovenia, Carinzia e Baviera.
Ad Aquileja, infatti, secondo la tradizione della Chiesa, il Vangelo di Gesù Cristo fu dapprima annunziato da san Marco. Nei secoli successivi, l’evangelizzazione s’irradiò nelle regioni circostanti. Primo vescovo d’Aquileja fu sant’Ermagora che, eletto da san Marco, ricevette il sacro ordine dell’episcopato in Roma da san Pietro. Ermagora consacrò le radici della Chiesa aquilejese col sangue, subendo il martirio col suo diacono Fortunato (vere Fortunatus! ... canta la sequenza patriarchina). Poi, una candida e gloriosa schiera di Martiri – come canta l’Inno Ambrosiano – ha illustrato le origini della fede nella cosiddetta Roma del Nord, sicché davvero possiamo dire coi versi di monsignor Giuseppe Ellero:
Siam la stirpe dei martiri indomaChe Aquileja consacra nei canti,La progenie che all’orde calantiGettó l’ultima luce di Roma.
Per questo desideriamo ricordare ed onorare i nostri Padri nella fede, coloro che hanno seminato la parola del Vangelo e piantato la fede in Gesù Cristo nei territori d’Aquileja. Vogliamo continuare a guardare a questi Padri per nutrirci della loro sapienza e della loro esperienza, fondate sulla testimonianza degli Apostoli. Siamo tornati quindi alle sorgenti della nostra fede di tradizione marciana per confermarla e rafforzarla con l’aiuto della pre- ghiera, dei sacramenti e della penitenza, per chiedere al Signore, invocando l’intercessione di Maria santissima cui è dedicata la basilica aquilejese, il perdono delle nostre colpe e il dono della conversione del cuore.
Dopo una preghiera alla chiesa di S. Antonio Abate, il pellegrinaggio è partito alle ore nove di una ridente mattina da Belvedere San Marco, ove sbarcò l’Evangelista, alla volta della piccola chiesa di Monastero d’Aquileja, guidato da don Michele Tomasin, parroco di Mariano del Friuli, portando in processione la statua della Beata Vergine, nonché labari e vessilli della Madonna e dei santi Patroni. Al passaggio della sacra comitiva, molti viandanti e ciclisti si sono fermati e segnati devotamente. Durante il cammino si è pregato il Rosario completo in alternanza con inni sacri. Giunti alla destinazione, i pellegrini si sono ricongiunti ad altri già presenti in chiesa e poco dopo è stata cantata secondo il rito romano antico la Messa del giorno, santi Cornelio e Cipriano Martiri, con la commemorazione di sant’Eufemia, titolare della Basilica di Grado che come Aquileja fu sede patriarcale. Ha celebrato la Messa e tenuto la predica il reverendo Alberto Zanier di Resia, mentre il coro Laetificat Juventutem Meam di Vicenza, diretto dal maestro Mattia Cogo, ha cantato la Missa Choralis di Oreste Ravanello, alternatim con l’ordinario Orbis Factor.
Al termine, dopo il canto dell’antifona In viam pacis, è partita la processione verso la basilica, condotta da don Tomasin, nel corso della quale si sono cantati tutti i salmi graduali, nonché il Parce, Domine e il Christus vincit. Giunti sulla grande piazza, presso la basilica e il battistero, sotto alla lupa di Roma, s'è fatta la pubblica professione di fede con la recita del Credo aquileiese:
«Credo in Dio Padre onnipotente, invisibile e impassibile; e in Gesù Cristo unico figlio suo nostro Signore, che è nato per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine, fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e sepolto, discese agl’Inferi, il terzo giorno è risorto, è asceso al Cielo, siede alla destra del Padre: di là verrà a giudicare i vivi e i morti; e nello Spirito Santo, la Santa Chiesa, la remissione dei peccati, la risurrezione di questa carne. Al di fuori di questa fede, che è comune a Roma, Alessandria e Aquileja, e che si professa anche a Gerusalemme, altra non ho avuto, non ho e non avrò in nome di Cristo. Amen».
Dopo la recita, sono state intonate le Litanie dei Santi e ci si è diretti processionalmente nella basilica, quindi nella cripta affrescata, sotto l’altar maggiore, ove sono esposte dietro ferrea grata le numerose reliquie dei Santi e Martiri aquilejesi. Terminate ivi le litanie, alla presenza di quasi centocinquanta fedeli, si è fatta la solenne incensazione delle reliquie dei nostri padri della fede. In seguito, ancora cantando, insieme alla Schola che ha accompagnato tutta la processione, si è usciti dalla santa basilica con passo lieto e tranquillo, rinfrancati tutti dalle solenni cerimonie di lode a Dio altissimo.
Alcune decine di pellegrini si sono ritrovati poco dopo a pranzo in un vicino ristorante, insieme con i sacerdoti e i cantori, per concludere la giornata con un incontro conviviale tra conoscenti vicini e lontani, rivedendo quindi quegli amici che vengono da lungi e si sa di trovare in occasione del pellegrinaggio. Dopo pranzo, il professor Giovanni Turco, già docente all’Università di Udine, ha esposto ai presenti una breve riflessione sulla tradizione e il rapporto dei valori eterni con l’attualità, riferendosi in particolare alle insorgenze della Vandea controrivoluzionaria alla fine del secolo XVIII.
Al termine, raccomandatisi alle reciproche preghiere, si spera che ciascuno sia tornato a casa fortificato nella lotta contro il potere delle tenebre, pronto a combattere ogni giorno la buona battaglia per Dio, la propria anima e il bene del prossimo, in attesa di ritrovarsi dopo un anno, tutti presenti e affratellati in Cristo, ad Aquileja.